venerdì 2 giugno 2017

Caro Nomura Ti Scrivo

Sup?
Come alcuni di voi ormai ben sapranno, benché sia un vecchio nostalgico un po' rompiballe, tento sempre di avvicinarmi ad i nuovi capitoli "Post Squaresoft" di Final Fantasy con una mentalità piuttosto aperta, trattandoli come una nuova saga a sé stante e cercando di essere, nel loro giudizio, il più imparziale possibile.

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Final Fantasy XV


Final Fantasy XV è un gioco con un grande potenziale, dico davvero, rovinato ahimè da due fondamentali fattori: il lungo e travagliato ciclo di produzione e le convinzioni ottuse ed incompetenti di Tetsuya Nomura.
L'Action JRPG in salsa Square-Enix trova in sé, oltre ad un sistema di combattimento tutto sommato soddisfacente e totalmente orientato all'azione, una ricca componente Open World che, con una ponderata analisi, può essere considerata in tutto e per tutto una moderna ed intelligente evoluzione di quelle World Map tanto care ai JRPG di stampo classico. Dinnanzi a noi avremo infatti un mondo (non tanto vasto a dire il vero) da esplorare, ben realizzato e disseminato di segreti, che ci porterà in alcuni frangenti a rivivere le emozioni, ormai perse, dell'esplorazione.
Ma se girovagare in questo mondo e completare Sub-Quest a piedi o in sella ad un Chocobo è decisamente divertente, mal realizzato e quasi tragicomico è invece l'utilizzo dell'automobile, presunto punto focale del gioco, considerabile perlopiù come un sistema di "trasporto rapido" che nelle sezioni di guida manuale dimostra tutti i suoi pesantissimi limiti, tramite un sistema di guida su binari, rigidissimo e decisamente imbarazzante. Deludente è anche la costrittiva scelta di poter usare il solo protagonista, così come totalmente sbagliato è il sistema di magia, rilegato ad un noioso e superficiale crafting di "granate", ed il sistema di invocazioni, totalmente casuale, sporadico e senza senso.
Tutti questi problemi sono stati probabilmente frutto di un gioco che ha sofferto una programmazione lunga e problematica, colpa in parte di un Game Designer che si è trovato tra le mani qualcosa di molto più grande di lui: il "buon" Tetsuya Nomura infatti, oltre ad imbastire il gioco con i suoi sogni erotici, regalandoci dei personaggi e dei dialoghi totalmente insopportabili, sopratutto all'inizio, ha confezionato una storia semplicemente imbarazzante e totalmente trascurata nel suo svolgimento, che nella sua seconda metà si schianta tristemente al suolo, trascinandosi dietro ahimè anche il Gameplay.
Nel suo secondo atto infatti, il gioco torna ad essere il solito prodotto alla Nomura, con un copione inconsistente e pieno di buchi, personaggi accennati e mal sviluppati ed un level design composto da corridoi, corridoi infiniti, che collegano la brutta storia ai combattimenti, in un cliché ripetitivo ed inaccettabile a lui tanto caro, confezionato in quel pesante stile nipponico "Ambiguo e Fighetto" di inizio anni 2000, ormai decisamente demodè. Addio dunque all'Open World e largo ai suoi sogni bagnati, con dei capitoli finali così brutti e mal realizzati che addirittura son stati "patchati" a furor di popolo, per tamponare in parte la situazione.
Cosa rimane dunque di questa Fantasia Finale? Una grandissima occasione sprecata, che nelle sapienti mani di un Game Designer più competente avrebbe potuto essere qualcosa di veramente bello. Con una storia, dei personaggi ed un mondo più curato, lontano da Kingdom Hearts e più fedele a Final Fantasy, forte della nuova ed azzeccata concezione della World Map e con un sistema di combattimento leggermente più profondo e curato,  il titolo avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un degno erede della leggendaria saga, ma ahimè quel che resta, nella triste realtà, è solo un grande amaro in bocca, un gioco decisamente incompleto, frettoloso e mal confezionato. E dispiace, dispiace davvero, perché quelle sezioni lontane dalla storia e dai suoi personaggi, fatte di esplorazione e Sub-Quest, nuove armi, mostri nascosti e level up, sono state veramente divertenti, quasi nostalgiche, nonostante le molte innovazioni.
Togliete Final Fantasy dalle mani di Nomura.


See Ya!

Pazto

martedì 23 maggio 2017

Quick!

Sup?
Quest'oggi vi porto una nuova e spero gradita aggiunta al blog: parlo di "Quick!" rubrica che si dedicherà a mini-recensioni fresche ma come sempre competenti, di titoli (di solito in coppia) appartenente ad un po' tutte le generazioni.
Ordunque, si comincia!

Quick!

Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands



Con un divertente misto tra Open World e Tactical shooter, la nuova incarnazione di Ghost Recon non si prende mai troppo sul serio, abbassando sin da subito i toni e presentandosi come un gioco fatto solo ed esclusivamente per intrattenere il giocatore. A volte decisamente monotono, altre un pò "grezzo" nella sua realizzazione, il titolo risulta comunque godibile e discretamente caratterizzato dall'inizio alla fine, sopratutto se giocato in Co-Op. Un discreto clone di GTA in salsa militare anti narcos dunque, che benché non sia un capolavoro, può comunque essere un valido acquisto per chiunque.

Shantae and the Pirate's Curse


La terza avventura della simpatica mezza genio è un moderno Metroidvania, piccolo, curato e divertente, con tutti gli elementi messi al posto giusto. Consigliato sia agli amanti del genere che ai novizi, The Pirate's Curse diverte ed appassiona, risulta gradevole grazie al suo stile volutamente pixeloso ma decisamente curato, e porta il giocatore ad esplorare con curiosità ogni angolo della mappa, anche grazie ad un gameplay sapientemente realizzato. Longevità nella media per il genere ed una colonna sonora che forse doveva osare di più, il gioco è comunque una piccola gemma per la categoria.


See Ya!

Pazto

mercoledì 17 maggio 2017

Ama-Recore-d

Sup?
Post senza fronzoli questo, attendendo un E3 ormai imminente, con una recensione appena sfornata e pronta per essere letta.

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ReCore


Titolo decisamente particolare questo ReCore, recente e non troppo conosciuta esclusiva Microsoft, diretta da nientepopodimeno che Keiji Inafune e realizzata tramite uno sforzo comune di 3 piccoli studio.
Lo strano Platform 3D Action-Adventure è per certi versi uno Zelda "Xboxiano" ad ambientazione sci-fi, un'avventura che trova in se, oltre all'esplorazione ed i dungeon cari a Link, anche forti elementi presi a piene mani dalla saga di Megaman (con Inafune al timone c'era da aspettarselo) e dal genere dei Metroidvania.
Il titolo ci vede immersi nei futuristici panni di Joule Adams, scaltra ragazza colonialista spaziale, risvegliata all'improvviso dal suo sonno criogenico su un pianeta distante in pieno processo di terraformazione. L'avventura durante il suo svolgimento ci porterà dunque ad indagare sul perché del nostro prematuro risveglio ed a cercare al tempo stesso altri coloni su questo impervio e desolato pianeta, scontrandoci nel processo con il classico cliché delle macchine impazzite, in rivolta contro l'umanità.
I robot sono infatti il nucleo, in tutti i sensi del gioco: gli unici nemici che affronteremo saranno macchine spietate, caratterizzate da un curato design (sopratutto i boss, alcuni di essi davvero bellissimi), decisamente accattivanti e ben congeniate. Ma anche i nostri compagni di avventura saranno degli automi, reperiti nel corso della storia, ognuno di essi dotato di abilità uniche che ci permetteranno di raggiungere luoghi dapprima inarrivabili, armati in più di un potenziale bellico non da poco, decisamente indispensabili negli svariati combattimenti che il gioco ci metterà davanti. Sconfiggendo i nemici in aggiunta, otterremo nuclei, esperienza e parti meccaniche, utilizzate per migliorare e rendere ancora più potenti i nostri alleati, creando così una classica meccanica di ricerca e crafting.
Dal canto nostro, potremmo contare su un fucile ad energia, caricabile à la Mega Buster, ed un rampino (utilizzabile solo per scopi offensivi), affiancati da un'appagante sistema di "dash", probabilmente punto forte del gameplay, utilissimo sia nel non proprio strabiliante sistema di combattimento, che nelle apprezzabili sequenze platform: si salta infatti da una piattaforma all'altra cercando di utilizzare il famigerato scatto, dal sapore squisitamente nipponico, fino all'ultimo istante, al fine di raggiungere piattaforme apparentemente fuori portata, e lo si fa con una fluidità ed un senso di appagamento davvero notevole.
La telecamera però non esegue sempre al meglio il proprio lavoro, penalizzando quindi in parte la buona giocabilità del titolo, pecca in ogni caso non troppo incisiva che ahimè sparisce, assieme al mediocre sistema di combattimento, davanti ai veri lati negativi del gioco.
Andando dritti al punto, ReCore è tecnicamente, con mio enorme dispiacere, un mezzo disastro: alcune sezioni del gioco sono visibilmente incomplete, addirittura con pavimenti e superfici "intangibili" che ci faranno cadere senza preavviso fuori dalla mappa, altre sono invece totalmente inaccessibili, e benché siano state annunciate come DLC, è piuttosto palese che fossero inizialmente programmate per comparire nel gioco finale. C'è dunque un forte senso di incompiutezza che pervade tutta l'opera, una pesante aria che coinvolge in pieno il mondo, le sue meccaniche ed anche la storia, che a volte risulta decisamente frettolosa e trasandata nel suo svolgimento.
Le patch, va detto, hanno risolto man mano grandissima parte dei problemi, ma l'errore di fondo ahimè resta, e ciò mi dispiace terribilmente. ReCore è un gioco con un grande charme, con delle grandissime potenzialità, che se fosse stato rifinito e meglio confezionato, sarebbe stata un'ottima esclusiva, un gioco di qualità. Così ci troviamo davanti ad un opera divertente ma incompiuta, che un giorno, tra DLC e Patch, sarà forse ultimata. Un Early Access spacciato come gioco completo, vittima forse del mercato videoludico moderno.
Peccato, peccato davvero.

See Ya


Pazto




venerdì 12 maggio 2017

Cosa resterà di questa 360? - III

Sup?
Eccoci dunque qua per una terza, ed un pò inaspettata, parte dedicata ai migliori giochi della settima generazione in cui, oltre ad analizzare una gemma nascosta non da poco, tratterò titoli che per svariati motivi sono stati fortemente incisivi nell'evoluzione del mondo del gaming.

Spec Ops: The Line


Non giudicare mai un gioco dalla sua copertina: è questo ciò che il buon Spec Ops The Line mi ha sapientemente insegnato. Uno sparatutto in terza persona ispirato a Gears Of War all'apparenza frivolo, "ignorante" ed eccessivamente patriottico, il titolo nasconde invece in sé una storia fortemente curata, seria e profonda, ricca di stravolgenti colpi di scena che difficilmente vi lasceranno indifferenti. Un opera da giocare più per la storia che per il gameplay (in ogni caso ben realizzato) dunque, in grado di stupire e far riflettere. Un ottimo thriller psicologico di guerra in cui immergersi, probabilmente una delle migliori gemme nascoste della settima generazione. Consigliatissimo.

Rayman Origins


Gioco da me trattato più volte, il Platform 2D realizzato da Ubisoft non è solamente uno dei migliori titoli della categoria nella sua generazione, ma probabilmente, uno dei migliori giochi di piattaforme bidimensionali di tutti i tempi. Un ritmo sorprendente, un level design meraviglioso, un gameplay ed un comparto grafico quasi perfetti, Rayman Origins è un divertimento impareggiabile dall'inizio alla fine, un autentica goduria videoludica sia per gli occhi che per le orecchie, ottimo anche in co-op.

Street Fighter IV


Passiamo adesso ai titoli più influenti della generazione, iniziando subito alla grande con la quarta incarnazione del re indiscusso dei picchiaduro: Street Fighter IV.
Il titolo, benché (lo dico da subito) non sia il miglior "rullacartoni" di tutti i tempi, è comunque un gioco con un grande punto di forza: una ponderata e divertente alchimia tra vecchio e nuovo che è stata in grado di dare nuova vita al mondo dei Fighting Game e far crescere a dismisura la scena competitiva, attirando tonnellate di persone sia a praticare che tifare, come un vero e proprio sport, tale disciplina. Un gioco importantissimo per tutta la categoria dunque, divertente e ben bilanciato, consigliato sia agli esperti del genere, che ad i novizi.

Braid


Gioco molto discusso questo Braid, considerato da molti il vero messia di tutti i giochi Indie. L'opera di Jonathan Blow uscita nel 2008 su Xbox 360 ha infatti scosso profondamente il mercato e si è in breve tempo imposta come un successo di pubblico e critica, puntando in questo modo i riflettori su tutto il palcoscenico indipendente, rendendolo più serio ed autorevole, anche tra i "consolari" più convinti. Il gioco in sé è un ottimo ed intelligente Puzzle-Platform dalle atmosfere leggermente cupe, una scelta stilistica che ha fatto veramente scuola ed ha ispirato molti eredi. Divertente dall'inizio alla fine, scaltro nei suoi puzzle, competitivo sul mercato con la sua apparente semplicità, Braid ha fatto molto, moltissimo, per il mondo videoludico.

E con questo concludo la terza, piccola, parte del mio personale Best Of, preannunciando una probabile quarta "espansione" dedicata ai titoli minori, ma comunque di qualità: i secondi posti di lusso.

See Ya



Pazto

sabato 6 maggio 2017

ProtoMetroidVania

Sup?
Tra tutti i generi videoludici esistenti, il MetroidVania è probabilmente uno dei miei preferiti: c'è qualcosa di veramente unico infatti nell'ottenere nuove abilità, fare backtracking e riempire sempre più quella dannata mappa, puntando ad esplorare ogni angolo e scovare ogni segreto di quei particolarissimi universi 2D.
Il nobile genere nato dapprima con gli Action-RPG 8-Bit a scorrimento (tra i più famosi senza dubbio Zelda II The Adventure of Link, Wonder Boy III The Dragon's Trap, Metroid e Castlevania II Simon's Quest) a volte eccessivamente criptici ma decisamente avvincenti, è stato in seguito definito e migliorato da mostri sacri del calibro di Super Metroid e Castlevania Symphony of the Night che, nelle due generazioni successive, dettarono le regole non scritte di questo nuovo genere, decisamente più user friendly.
Oggi però mi trovo qui (con una tastiera che fa i capricci) per parlarvi di un gioco coraggioso e decisamente affascinate, una gemma nascosta che ahimè in pochi conoscono.

Retrologia

Shantae


Shantae è un gioco decisamente carismatico ed a modo suo controverso, approdato nel 2002 sugli schermi di un Game Boy Color ormai "obsoleto" (il nuovo e ben più potente Game Boy Advance si era infatti affermato sul mercato già da tempo) ad opera del piccolo studio WayForward Technologies, pubblicato sotto etichetta Capcom.
Graficamente il titolo, considerato l'hardware su cui gira, è letteralmente strabiliante, una vera gioia per gli occhi, probabilmente uno dei più notevoli esempi di console sfruttata al massimo delle sue capacità: tra personaggi ben caratterizzati, animazioni fluidissime ed ottimi paesaggi, il gioco non aveva veramente niente da invidiare ad i propri "colleghi" appartenenti alla nuova e ben più potente generazione. Passando al gameplay, vero e proprio punto focale di questa recensione, Shantae si impone da subito come un peculiare throwback videoludico, nel bene e nel male, alle fondamenta dei Metroidvania: l'opera della WayForward Technologies è infatti assai distante dallo stile ormai ben affermato da Alucard e Samus Aran. La caratteristica più controversa è senza dubbio l'assenza totale di una mappa, scelta che benché sia sensata e "rispettosa" nell'ottica di preservare le origini 8-Bit del genere, mi ha lasciato in più di un occasione decisamente spiazzato. Non è raro infatti perdersi nelle molteplici ed articolate schermate bidimensionali che compongono il vasto mondo del gioco, problema decisamente esasperato nei 4 complessi dungeon principali, necessari per proseguire nella storia. Come il genere impone infatti, si sbloccheranno proseguendo nel gioco nuove abilità (in questo caso, la divertente possibilità di trasformarci in diversi e ben caratterizzati animali, ognuno con skill differenti), rendendo quindi necessario un backtracking non sempre chiarissimo e portandoci dunque a creare delle mappe "fai da te" dal sapore decisamente retrò. Tralasciando l'arcaica e controversa assenza della mappa, Shantae a livello di gameplay è un titolo piuttosto saldo, immerso in un bel level design, con controlli che rispondo piuttosto bene in ogni occasioni anche se, va detto, gli hit box ed il range degli attacchi non sono sempre perfetti. Decisamente soddisfacente è invece la storia ed il suo mondo, ricco di personaggi accattivanti (ad iniziare dalla protagonista) ed atmosfere che ricordano fortemente il classico Disney Aladdin, un forte carisma che pervade costantemente il gioco in uno stile unico ed appagante, probabilmente uno dei punti forti dell'opera, aiutato anche da una colonna sonora 8-bit all'altezza della situazione.
In definitiva Shantae è una piccola gemma del passato realizzata con cura, con una difficoltà decisamente medio-alta e delle meccaniche a volte un pò troppo antiche, un gioco non per tutti quindi, ma che saprà regalare a coloro che avranno il tempo e la voglia da dedicargli delle grandi, grandissime soddisfazioni.

I sequel nel corso degli anni hanno deciso di approcciare un contesto sempre più moderno, diventando capitolo dopo capitolo dei Metroidvania, moderni ed in piena regola. Se siete dunque affascinati dalle avventure della Mezza-Genio ma fortemente contrari a certe meccaniche arcaiche, vi consiglio vivamente di gustarvi le opere più recenti di questa affascinante saga.

Babe Of The Post

Ovviamente, la nostra Mezzo-Genio preferita!


See ya!

Pazto

mercoledì 3 maggio 2017

Le Uscite Videoludiche Del Mese: Maggio 2017

Sup?
Maggio si preannuncia sotto il profilo delle uscite videoludiche come un mese decisamente non sorprendente ma che potrà comunque contare su diversi titoli piuttosto interessanti. Come sempre, da tenere sott'occhio l'imprevedibile panorama Indie (con uscite di spessore come Strafe e Bokida Heartfelt Reunion), nicchia videoludica che come ben sappiamo è in grado di sfornare senza preavviso delle piccole gemme nascoste.

Prey 

Uscita: 5 Maggio


Sviluppato dalla  Arkane Studios e pubblicato da Bethesda, il "nuovo" Prey ha subito un lunghissimo e complesso arco di sviluppo. Strambo ma affascinante FPS claustrofobico con elementi metroidvania, il gioco è considerato come un sequel spirituale del leggendario System Shock. In uscita per tutte le piattaforme del momento, staremo a vedere.

The Surge

Uscita: 16 Maggio


Nuovo Soul-Like (genere ultimamente fin troppo diffuso) ad ambientazione Sci-Fi prodotto dalla emergente Deck13 Interactive. Titolo all'apparenza un pò anonimo, privo di idee o particolari punti forti, potrebbe comunque essere un buon acquisto per gli amanti dei "Dark Souls Wannabe".
In uscita per tutte le piattaforme del momento.

Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia

Uscita: 19 Maggio



"Nuovo" capitolo della fortunata serie strategica Nintendo (che con mio estremo piacere sta vivendo una seconda giovinezza), Fire Emblem Echoes Shadows of Valentia è in realtà un remake del non troppo conosciuto Fire Emblem Gaiden. Titolo senza dubbio interessante, immancabile acquisto per gli appassionati della serie, in esclusiva per Nintendo 3DS e 2DS

Rime

Uscita: 26 Maggio


Interessante Adventure-Puzzle in terza persona ad opera della Tequila Works, con forti ispirazioni provenienti dalle opere del Team Ico e della thatgamecompany. Gioco senza dubbio affascinante che gli appassionati del genere dovrebbero tenere sott'occhio. In uscita per tutte le piattaforme del momento.

In chiusura, per il ciclo "le uscite secondarie che contano", inizio subito da NBA Playgrounds (9 Maggio) titolo che i nostalgici di NBA Jam non dovrebbero farsi scappare, proseguendo con Injustice 2 (16 Maggio) seguito del non troppo famoso Fighting Game basato sugli eroi dei fumetti DC. In chiusura, menziono Get Even (26 Maggio), FPS-Horror decisamente poco promettente, ma che potrà forse intrattenere coloro che "vivono" di questo genere.

See Ya

Pazto