venerdì 2 giugno 2017

Caro Nomura Ti Scrivo

Sup?
Come alcuni di voi ormai ben sapranno, benché sia un vecchio nostalgico un po' rompiballe, tento sempre di avvicinarmi ad i nuovi capitoli "Post Squaresoft" di Final Fantasy con una mentalità piuttosto aperta, trattandoli come una nuova saga a sé stante e cercando di essere, nel loro giudizio, il più imparziale possibile.

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Final Fantasy XV


Final Fantasy XV è un gioco con un grande potenziale, dico davvero, rovinato ahimè da due fondamentali fattori: il lungo e travagliato ciclo di produzione e le convinzioni ottuse ed incompetenti di Tetsuya Nomura.
L'Action JRPG in salsa Square-Enix trova in sé, oltre ad un sistema di combattimento tutto sommato soddisfacente e totalmente orientato all'azione, una ricca componente Open World che, con una ponderata analisi, può essere considerata in tutto e per tutto una moderna ed intelligente evoluzione di quelle World Map tanto care ai JRPG di stampo classico. Dinnanzi a noi avremo infatti un mondo (non tanto vasto a dire il vero) da esplorare, ben realizzato e disseminato di segreti, che ci porterà in alcuni frangenti a rivivere le emozioni, ormai perse, dell'esplorazione.
Ma se girovagare in questo mondo e completare Sub-Quest a piedi o in sella ad un Chocobo è decisamente divertente, mal realizzato e quasi tragicomico è invece l'utilizzo dell'automobile, presunto punto focale del gioco, considerabile perlopiù come un sistema di "trasporto rapido" che nelle sezioni di guida manuale dimostra tutti i suoi pesantissimi limiti, tramite un sistema di guida su binari, rigidissimo e decisamente imbarazzante. Deludente è anche la costrittiva scelta di poter usare il solo protagonista, così come totalmente sbagliato è il sistema di magia, rilegato ad un noioso e superficiale crafting di "granate", ed il sistema di invocazioni, totalmente casuale, sporadico e senza senso.
Tutti questi problemi sono stati probabilmente frutto di un gioco che ha sofferto una programmazione lunga e problematica, colpa in parte di un Game Designer che si è trovato tra le mani qualcosa di molto più grande di lui: il "buon" Tetsuya Nomura infatti, oltre ad imbastire il gioco con i suoi sogni erotici, regalandoci dei personaggi e dei dialoghi totalmente insopportabili, sopratutto all'inizio, ha confezionato una storia semplicemente imbarazzante e totalmente trascurata nel suo svolgimento, che nella sua seconda metà si schianta tristemente al suolo, trascinandosi dietro ahimè anche il Gameplay.
Nel suo secondo atto infatti, il gioco torna ad essere il solito prodotto alla Nomura, con un copione inconsistente e pieno di buchi, personaggi accennati e mal sviluppati ed un level design composto da corridoi, corridoi infiniti, che collegano la brutta storia ai combattimenti, in un cliché ripetitivo ed inaccettabile a lui tanto caro, confezionato in quel pesante stile nipponico "Ambiguo e Fighetto" di inizio anni 2000, ormai decisamente demodè. Addio dunque all'Open World e largo ai suoi sogni bagnati, con dei capitoli finali così brutti e mal realizzati che addirittura son stati "patchati" a furor di popolo, per tamponare in parte la situazione.
Cosa rimane dunque di questa Fantasia Finale? Una grandissima occasione sprecata, che nelle sapienti mani di un Game Designer più competente avrebbe potuto essere qualcosa di veramente bello. Con una storia, dei personaggi ed un mondo più curato, lontano da Kingdom Hearts e più fedele a Final Fantasy, forte della nuova ed azzeccata concezione della World Map e con un sistema di combattimento leggermente più profondo e curato,  il titolo avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un degno erede della leggendaria saga, ma ahimè quel che resta, nella triste realtà, è solo un grande amaro in bocca, un gioco decisamente incompleto, frettoloso e mal confezionato. E dispiace, dispiace davvero, perché quelle sezioni lontane dalla storia e dai suoi personaggi, fatte di esplorazione e Sub-Quest, nuove armi, mostri nascosti e level up, sono state veramente divertenti, quasi nostalgiche, nonostante le molte innovazioni.
Togliete Final Fantasy dalle mani di Nomura.


See Ya!

Pazto

martedì 23 maggio 2017

Quick!

Sup?
Quest'oggi vi porto una nuova e spero gradita aggiunta al blog: parlo di "Quick!" rubrica che si dedicherà a mini-recensioni fresche ma come sempre competenti, di titoli (di solito in coppia) appartenente ad un po' tutte le generazioni.
Ordunque, si comincia!

Quick!

Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands



Con un divertente misto tra Open World e Tactical shooter, la nuova incarnazione di Ghost Recon non si prende mai troppo sul serio, abbassando sin da subito i toni e presentandosi come un gioco fatto solo ed esclusivamente per intrattenere il giocatore. A volte decisamente monotono, altre un pò "grezzo" nella sua realizzazione, il titolo risulta comunque godibile e discretamente caratterizzato dall'inizio alla fine, sopratutto se giocato in Co-Op. Un discreto clone di GTA in salsa militare anti narcos dunque, che benché non sia un capolavoro, può comunque essere un valido acquisto per chiunque.

Shantae and the Pirate's Curse


La terza avventura della simpatica mezza genio è un moderno Metroidvania, piccolo, curato e divertente, con tutti gli elementi messi al posto giusto. Consigliato sia agli amanti del genere che ai novizi, The Pirate's Curse diverte ed appassiona, risulta gradevole grazie al suo stile volutamente pixeloso ma decisamente curato, e porta il giocatore ad esplorare con curiosità ogni angolo della mappa, anche grazie ad un gameplay sapientemente realizzato. Longevità nella media per il genere ed una colonna sonora che forse doveva osare di più, il gioco è comunque una piccola gemma per la categoria.


See Ya!

Pazto

mercoledì 17 maggio 2017

Ama-Recore-d

Sup?
Post senza fronzoli questo, attendendo un E3 ormai imminente, con una recensione appena sfornata e pronta per essere letta.

Currently Playing

ReCore


Titolo decisamente particolare questo ReCore, recente e non troppo conosciuta esclusiva Microsoft, diretta da nientepopodimeno che Keiji Inafune e realizzata tramite uno sforzo comune di 3 piccoli studio.
Lo strano Platform 3D Action-Adventure è per certi versi uno Zelda "Xboxiano" ad ambientazione sci-fi, un'avventura che trova in se, oltre all'esplorazione ed i dungeon cari a Link, anche forti elementi presi a piene mani dalla saga di Megaman (con Inafune al timone c'era da aspettarselo) e dal genere dei Metroidvania.
Il titolo ci vede immersi nei futuristici panni di Joule Adams, scaltra ragazza colonialista spaziale, risvegliata all'improvviso dal suo sonno criogenico su un pianeta distante in pieno processo di terraformazione. L'avventura durante il suo svolgimento ci porterà dunque ad indagare sul perché del nostro prematuro risveglio ed a cercare al tempo stesso altri coloni su questo impervio e desolato pianeta, scontrandoci nel processo con il classico cliché delle macchine impazzite, in rivolta contro l'umanità.
I robot sono infatti il nucleo, in tutti i sensi del gioco: gli unici nemici che affronteremo saranno macchine spietate, caratterizzate da un curato design (sopratutto i boss, alcuni di essi davvero bellissimi), decisamente accattivanti e ben congeniate. Ma anche i nostri compagni di avventura saranno degli automi, reperiti nel corso della storia, ognuno di essi dotato di abilità uniche che ci permetteranno di raggiungere luoghi dapprima inarrivabili, armati in più di un potenziale bellico non da poco, decisamente indispensabili negli svariati combattimenti che il gioco ci metterà davanti. Sconfiggendo i nemici in aggiunta, otterremo nuclei, esperienza e parti meccaniche, utilizzate per migliorare e rendere ancora più potenti i nostri alleati, creando così una classica meccanica di ricerca e crafting.
Dal canto nostro, potremmo contare su un fucile ad energia, caricabile à la Mega Buster, ed un rampino (utilizzabile solo per scopi offensivi), affiancati da un'appagante sistema di "dash", probabilmente punto forte del gameplay, utilissimo sia nel non proprio strabiliante sistema di combattimento, che nelle apprezzabili sequenze platform: si salta infatti da una piattaforma all'altra cercando di utilizzare il famigerato scatto, dal sapore squisitamente nipponico, fino all'ultimo istante, al fine di raggiungere piattaforme apparentemente fuori portata, e lo si fa con una fluidità ed un senso di appagamento davvero notevole.
La telecamera però non esegue sempre al meglio il proprio lavoro, penalizzando quindi in parte la buona giocabilità del titolo, pecca in ogni caso non troppo incisiva che ahimè sparisce, assieme al mediocre sistema di combattimento, davanti ai veri lati negativi del gioco.
Andando dritti al punto, ReCore è tecnicamente, con mio enorme dispiacere, un mezzo disastro: alcune sezioni del gioco sono visibilmente incomplete, addirittura con pavimenti e superfici "intangibili" che ci faranno cadere senza preavviso fuori dalla mappa, altre sono invece totalmente inaccessibili, e benché siano state annunciate come DLC, è piuttosto palese che fossero inizialmente programmate per comparire nel gioco finale. C'è dunque un forte senso di incompiutezza che pervade tutta l'opera, una pesante aria che coinvolge in pieno il mondo, le sue meccaniche ed anche la storia, che a volte risulta decisamente frettolosa e trasandata nel suo svolgimento.
Le patch, va detto, hanno risolto man mano grandissima parte dei problemi, ma l'errore di fondo ahimè resta, e ciò mi dispiace terribilmente. ReCore è un gioco con un grande charme, con delle grandissime potenzialità, che se fosse stato rifinito e meglio confezionato, sarebbe stata un'ottima esclusiva, un gioco di qualità. Così ci troviamo davanti ad un opera divertente ma incompiuta, che un giorno, tra DLC e Patch, sarà forse ultimata. Un Early Access spacciato come gioco completo, vittima forse del mercato videoludico moderno.
Peccato, peccato davvero.

See Ya


Pazto




venerdì 12 maggio 2017

Cosa resterà di questa 360? - III

Sup?
Eccoci dunque qua per una terza, ed un pò inaspettata, parte dedicata ai migliori giochi della settima generazione in cui, oltre ad analizzare una gemma nascosta non da poco, tratterò titoli che per svariati motivi sono stati fortemente incisivi nell'evoluzione del mondo del gaming.

Spec Ops: The Line


Non giudicare mai un gioco dalla sua copertina: è questo ciò che il buon Spec Ops The Line mi ha sapientemente insegnato. Uno sparatutto in terza persona ispirato a Gears Of War all'apparenza frivolo, "ignorante" ed eccessivamente patriottico, il titolo nasconde invece in sé una storia fortemente curata, seria e profonda, ricca di stravolgenti colpi di scena che difficilmente vi lasceranno indifferenti. Un opera da giocare più per la storia che per il gameplay (in ogni caso ben realizzato) dunque, in grado di stupire e far riflettere. Un ottimo thriller psicologico di guerra in cui immergersi, probabilmente una delle migliori gemme nascoste della settima generazione. Consigliatissimo.

Rayman Origins


Gioco da me trattato più volte, il Platform 2D realizzato da Ubisoft non è solamente uno dei migliori titoli della categoria nella sua generazione, ma probabilmente, uno dei migliori giochi di piattaforme bidimensionali di tutti i tempi. Un ritmo sorprendente, un level design meraviglioso, un gameplay ed un comparto grafico quasi perfetti, Rayman Origins è un divertimento impareggiabile dall'inizio alla fine, un autentica goduria videoludica sia per gli occhi che per le orecchie, ottimo anche in co-op.

Street Fighter IV


Passiamo adesso ai titoli più influenti della generazione, iniziando subito alla grande con la quarta incarnazione del re indiscusso dei picchiaduro: Street Fighter IV.
Il titolo, benché (lo dico da subito) non sia il miglior "rullacartoni" di tutti i tempi, è comunque un gioco con un grande punto di forza: una ponderata e divertente alchimia tra vecchio e nuovo che è stata in grado di dare nuova vita al mondo dei Fighting Game e far crescere a dismisura la scena competitiva, attirando tonnellate di persone sia a praticare che tifare, come un vero e proprio sport, tale disciplina. Un gioco importantissimo per tutta la categoria dunque, divertente e ben bilanciato, consigliato sia agli esperti del genere, che ad i novizi.

Braid


Gioco molto discusso questo Braid, considerato da molti il vero messia di tutti i giochi Indie. L'opera di Jonathan Blow uscita nel 2008 su Xbox 360 ha infatti scosso profondamente il mercato e si è in breve tempo imposta come un successo di pubblico e critica, puntando in questo modo i riflettori su tutto il palcoscenico indipendente, rendendolo più serio ed autorevole, anche tra i "consolari" più convinti. Il gioco in sé è un ottimo ed intelligente Puzzle-Platform dalle atmosfere leggermente cupe, una scelta stilistica che ha fatto veramente scuola ed ha ispirato molti eredi. Divertente dall'inizio alla fine, scaltro nei suoi puzzle, competitivo sul mercato con la sua apparente semplicità, Braid ha fatto molto, moltissimo, per il mondo videoludico.

E con questo concludo la terza, piccola, parte del mio personale Best Of, preannunciando una probabile quarta "espansione" dedicata ai titoli minori, ma comunque di qualità: i secondi posti di lusso.

See Ya



Pazto

sabato 6 maggio 2017

ProtoMetroidVania

Sup?
Tra tutti i generi videoludici esistenti, il MetroidVania è probabilmente uno dei miei preferiti: c'è qualcosa di veramente unico infatti nell'ottenere nuove abilità, fare backtracking e riempire sempre più quella dannata mappa, puntando ad esplorare ogni angolo e scovare ogni segreto di quei particolarissimi universi 2D.
Il nobile genere nato dapprima con gli Action-RPG 8-Bit a scorrimento (tra i più famosi senza dubbio Zelda II The Adventure of Link, Wonder Boy III The Dragon's Trap, Metroid e Castlevania II Simon's Quest) a volte eccessivamente criptici ma decisamente avvincenti, è stato in seguito definito e migliorato da mostri sacri del calibro di Super Metroid e Castlevania Symphony of the Night che, nelle due generazioni successive, dettarono le regole non scritte di questo nuovo genere, decisamente più user friendly.
Oggi però mi trovo qui (con una tastiera che fa i capricci) per parlarvi di un gioco coraggioso e decisamente affascinate, una gemma nascosta che ahimè in pochi conoscono.

Retrologia

Shantae


Shantae è un gioco decisamente carismatico ed a modo suo controverso, approdato nel 2002 sugli schermi di un Game Boy Color ormai "obsoleto" (il nuovo e ben più potente Game Boy Advance si era infatti affermato sul mercato già da tempo) ad opera del piccolo studio WayForward Technologies, pubblicato sotto etichetta Capcom.
Graficamente il titolo, considerato l'hardware su cui gira, è letteralmente strabiliante, una vera gioia per gli occhi, probabilmente uno dei più notevoli esempi di console sfruttata al massimo delle sue capacità: tra personaggi ben caratterizzati, animazioni fluidissime ed ottimi paesaggi, il gioco non aveva veramente niente da invidiare ad i propri "colleghi" appartenenti alla nuova e ben più potente generazione. Passando al gameplay, vero e proprio punto focale di questa recensione, Shantae si impone da subito come un peculiare throwback videoludico, nel bene e nel male, alle fondamenta dei Metroidvania: l'opera della WayForward Technologies è infatti assai distante dallo stile ormai ben affermato da Alucard e Samus Aran. La caratteristica più controversa è senza dubbio l'assenza totale di una mappa, scelta che benché sia sensata e "rispettosa" nell'ottica di preservare le origini 8-Bit del genere, mi ha lasciato in più di un occasione decisamente spiazzato. Non è raro infatti perdersi nelle molteplici ed articolate schermate bidimensionali che compongono il vasto mondo del gioco, problema decisamente esasperato nei 4 complessi dungeon principali, necessari per proseguire nella storia. Come il genere impone infatti, si sbloccheranno proseguendo nel gioco nuove abilità (in questo caso, la divertente possibilità di trasformarci in diversi e ben caratterizzati animali, ognuno con skill differenti), rendendo quindi necessario un backtracking non sempre chiarissimo e portandoci dunque a creare delle mappe "fai da te" dal sapore decisamente retrò. Tralasciando l'arcaica e controversa assenza della mappa, Shantae a livello di gameplay è un titolo piuttosto saldo, immerso in un bel level design, con controlli che rispondo piuttosto bene in ogni occasioni anche se, va detto, gli hit box ed il range degli attacchi non sono sempre perfetti. Decisamente soddisfacente è invece la storia ed il suo mondo, ricco di personaggi accattivanti (ad iniziare dalla protagonista) ed atmosfere che ricordano fortemente il classico Disney Aladdin, un forte carisma che pervade costantemente il gioco in uno stile unico ed appagante, probabilmente uno dei punti forti dell'opera, aiutato anche da una colonna sonora 8-bit all'altezza della situazione.
In definitiva Shantae è una piccola gemma del passato realizzata con cura, con una difficoltà decisamente medio-alta e delle meccaniche a volte un pò troppo antiche, un gioco non per tutti quindi, ma che saprà regalare a coloro che avranno il tempo e la voglia da dedicargli delle grandi, grandissime soddisfazioni.

I sequel nel corso degli anni hanno deciso di approcciare un contesto sempre più moderno, diventando capitolo dopo capitolo dei Metroidvania, moderni ed in piena regola. Se siete dunque affascinati dalle avventure della Mezza-Genio ma fortemente contrari a certe meccaniche arcaiche, vi consiglio vivamente di gustarvi le opere più recenti di questa affascinante saga.

Babe Of The Post

Ovviamente, la nostra Mezzo-Genio preferita!


See ya!

Pazto

mercoledì 3 maggio 2017

Le Uscite Videoludiche Del Mese: Maggio 2017

Sup?
Maggio si preannuncia sotto il profilo delle uscite videoludiche come un mese decisamente non sorprendente ma che potrà comunque contare su diversi titoli piuttosto interessanti. Come sempre, da tenere sott'occhio l'imprevedibile panorama Indie (con uscite di spessore come Strafe e Bokida Heartfelt Reunion), nicchia videoludica che come ben sappiamo è in grado di sfornare senza preavviso delle piccole gemme nascoste.

Prey 

Uscita: 5 Maggio


Sviluppato dalla  Arkane Studios e pubblicato da Bethesda, il "nuovo" Prey ha subito un lunghissimo e complesso arco di sviluppo. Strambo ma affascinante FPS claustrofobico con elementi metroidvania, il gioco è considerato come un sequel spirituale del leggendario System Shock. In uscita per tutte le piattaforme del momento, staremo a vedere.

The Surge

Uscita: 16 Maggio


Nuovo Soul-Like (genere ultimamente fin troppo diffuso) ad ambientazione Sci-Fi prodotto dalla emergente Deck13 Interactive. Titolo all'apparenza un pò anonimo, privo di idee o particolari punti forti, potrebbe comunque essere un buon acquisto per gli amanti dei "Dark Souls Wannabe".
In uscita per tutte le piattaforme del momento.

Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia

Uscita: 19 Maggio



"Nuovo" capitolo della fortunata serie strategica Nintendo (che con mio estremo piacere sta vivendo una seconda giovinezza), Fire Emblem Echoes Shadows of Valentia è in realtà un remake del non troppo conosciuto Fire Emblem Gaiden. Titolo senza dubbio interessante, immancabile acquisto per gli appassionati della serie, in esclusiva per Nintendo 3DS e 2DS

Rime

Uscita: 26 Maggio


Interessante Adventure-Puzzle in terza persona ad opera della Tequila Works, con forti ispirazioni provenienti dalle opere del Team Ico e della thatgamecompany. Gioco senza dubbio affascinante che gli appassionati del genere dovrebbero tenere sott'occhio. In uscita per tutte le piattaforme del momento.

In chiusura, per il ciclo "le uscite secondarie che contano", inizio subito da NBA Playgrounds (9 Maggio) titolo che i nostalgici di NBA Jam non dovrebbero farsi scappare, proseguendo con Injustice 2 (16 Maggio) seguito del non troppo famoso Fighting Game basato sugli eroi dei fumetti DC. In chiusura, menziono Get Even (26 Maggio), FPS-Horror decisamente poco promettente, ma che potrà forse intrattenere coloro che "vivono" di questo genere.

See Ya

Pazto

martedì 11 aprile 2017

Ticciggì

Sup?
Il retrogame, lo si sa, non è un hobby per tutti: talvolta è difficile assaporare appieno le opere del passato, surclassate a livello tecnico da un mondo dell'intrattenimento che procede ad incredibile velocità. C'è chi ha mentalità e pazienza adatte a tale interesse e chi invece non riesce proprio a mandar giù certi poligoni enormi, controlli ed inquadrature "legnose" o meccaniche antiquate. Ci sono però generi e stili grafici che indubbiamente invecchiano meglio di altri ed è per questo che dopo la meravigliosa avventura che è stata Breath of the Wild ho deciso di ripiegare su un JRPG piccolo ed accattivante, visivamente semplice ma carino, che al tempo mi conquistò terribilmente.

Retrologia

Pokémon Trading Card Game



Sul finire degli anni '90, il tifone commerciale conosciuto col nome di Pokémon travolse il mondo intero, ed io da bravo bimbo/adolescente dell'epoca venni irrediabilmente risucchiato da tale colorata novità. Il fenomeno iniziato come videogame, si allargò ben presto in ogni settore: dagli Anime in TV ai gadget più disparati, fino ad arrivare al magico mondo delle carte da gioco collezionabili. Non ero mai stato particolarmente interessato a tale mondo anche se Magic, a dirla tutta, mi stuzzicava un bel po', benchè l'ambiente che il gioco aveva costruito attorno a se mi inquietava non poco. Decisi quindi di provare questa nuova esperienza con le carte Pokemon, avventura che per un breve periodo, mi soggiogò a livelli assurdi. Fu probabilmente una delle mie avventure d'infanzia socialmente più attive, chiunque infatti giocava o collezionava e le sfide erano letteralmente ovunque.
Per capitalizzare questo grande successo dunque, la leggendaria Hudson Soft decise di portare tale fenomeno di massa sui nuovi schermi del Game Boy Color, tentando l'ardua impresa di trasporre le atmosfere che il gioco di carte sapeva regalare in forma videoludica, impresa a mio modo di vedere riuscita in maniera strepitosa. Lo stile grafico, il comparto sonoro ed in parte la storia ricalcavano le prime incarnazioni di Pokemon in modo abbastanza fedele, mentre il gameplay e l'atmosfera che si respirava erano veramente simili a quelle che si potevano avvertire tra i tavoli di una fumetteria o su una panchina in un parco.
Il titolo inizia senza troppi fronzoli scegliendo un mazzo precostruito che nel corso del gioco verrà costantemente modificato per far spazio a nuove carte ed a nuove strategie, nell'impresa di sconfiggere i vari capi palestra ed i leggendari campioni al fine ultimo di ereditare da essi le misteriose carte leggendarie. E quindi, concluso un rapido tutorial, si esplora il mondo del gioco alla ricerca di nuove carte e di nuove sfide (anche se l'esplorazione è limitata ai vari club, con una world map alla Super Mario World), si combattono avversari sempre più forti e scaltri che difficilmente eseguiranno mosse sbagliate, si ragiona e si migliora, fino allo scontro finale ed agli immancabili titoli di coda, fieri del nostro operato. Nell'insieme dunque Pokémon Trading Card Game è un gioco "piccolo" e ben confezionato che sa divertire, a volte leggermente ripetitivo e privo di particolari sorprese che può però regalare ore ed ore di sano divertimento.

C'è un grande fascino nascosto in questo strambo tipo di giochi, complessi ma "freschi", fortemente customizzabili sia nelle strategie che nell'esperienza di gioco ultima, un sottogenere di RPG veramente di nicchia ed assai poco esplorato, quasi dimenticato. Se siete fan del genere, è da segnalare senza alcun dubbio Magic The Gathering del 1997 (conosciuto anche come Shandalar), piccolo classico da riscoprire ed ottimo esponente di questa categoria che spero fortemente riscopra una seconda giovinezza, non necessariamente legata ad un franchise.


See Ya!

Pazto

domenica 2 aprile 2017

Le Uscite Videoludiche Del Mese: Aprile 2017

Sup?
Quest'oggi vi porto una nuova, rampante rubrica: "Le Uscite Videoludiche Del Mese", spazio che si dedicherà in maniera competente e sintetica, ma non bacchettona, delle novità videoludiche più rilevanti. Dopo un ottimo Marzo, che ha visto trionfare a livello di critica il superbo "The Legend of Zelda: Breath of the Wild" (di cui potete trovare un appassionata recensione appena sotto questo post) ci aspetta un mese piuttosto saldo ma non sbalorditivo, che saprà però accontentare i gusti dei gamer più disparati.

Persona 5

Uscita: 4 Aprile



Nuova incarnazione della leggendaria saga creata da Atlus, Persona 5 sembra a tutti gli effetti un ottimo e profondo JRPG dal superbo stile che i fan del genere non dovrebbero assolutamente farsi scappare. In esclusiva Sony.

Yooka-Laylee

Uscita: 11 Aprile



Il titolo del mese da me più atteso, questo nuovo Platform 3D è un revival dei bei vecchi tempi in cui la Rare sfornava capolavori a valanga sul Nintendo 64. La neo creata Playtonic Games vede infatti tra i propri ranghi le menti dietro a capolavori del calibro di Banjo-Tooie e Conker's Bad Fur Day, influenze che nel gioco sono chiaramente visibili. Non vedo l'ora di provarlo.
In uscita per tutte le piattaforme del momento, ma tristemente non per Wii U.

Sniper Ghost Warrior 3

Uscita: 25 Aprile


La probabile pecora nera nelle uscite del mese "AAA", sopratutto considerati i suoi non stellari predecessori, la terza incarnazione di Sniper Ghost Warrior potrà forse e ripeto forse, allietare i fan più sfegatati degli FPS tattici e Stealth. In uscita per tutte le piattaforme, speriamo bene.

Quick!

Passando velocemente alle uscite "di nicchia", da segnalare senza dubbio Syberia III (20 Aprile), terzo capitolo della famosa ed affascinante avventura grafica ed Outlast 2 (25 Aprile), sequel del famosissimo Survival Horror in prima persona che ha terrorizzato mezzo mondo. 
Warhammer 40000: Dawn of War III (27 Aprile) in esclusiva PC, è invece un promettente FPS con nuovi elementi MOBA che spero si riveli all'altezza dei suoi eccellenti predecessori, e dulcis in fundo lo strambo Puyo Puyo Tetris (28 Aprile), si presenta a noi come un bizzarro mix, spero riuscito, dei due grandi classici del puzzle game. Enjoy!

See Ya!

Pazto

venerdì 31 marzo 2017

Respiro di libertà

Sup?
Tra i gamer più attempati, uno degli argomenti di discussione più gettonato è senza dubbio il calo qualitativo delle maxi produzioni videoludiche: tra team mastodontici e costi di produzione stellari i videogiochi non sono semplicemente più quelli di una volta. Io stesso credo abbastanza in questa opinione dato che nell'ultima decade, tralasciando rarissime eccezioni, gli unici titoli che mi hanno davvero colpito son stati realizzati da piccoli studi indie composti perlopiù da una manciata di persone. I miei personali best of di tutti i tempi risalgono in gran parte all'epoca 8 e 32 bit e sopratutto nell'ultima generazione di console, forse la più deludente, ho visto troppi "soldi" e ben poca sostanza. La nostalgia è però parte integrante di questo ragionamento, i dolci ricordi spesso addolciscono la realtà, e sparare a zero sul mercato attuale può essere un errore dozzinale. Oggi infatti mi trovo qua per narrarvi di una forte luce di speranza per tutta l'industria, realizzata da Nintendo ed appena uscita: "The Legend of Zelda Breath of the Wild", titolo che ho recentemente finito (e che ho aspettato di finire per recensire, usanza che molti "colleghi" sembrano aver ahimè perso) e che probabilmente, detto in maniera brutale ed immediata, passerà alla storia come uno dei migliori giochi mai realizzati.

Currently Playing

The Legend of Zelda: Breath of the Wild



The Legend of Zelda: Breath of the Wild è un gioco stupendo, lo dico fin da subito, un piccolo grande capolavoro in grado di divertire e meravigliare come da anni, forse decenni, non succedeva. Realizzate in maniera ineccepibile, le nuove avventure di Link scelgono lo stile dell'open world alla Bethesda riveduto e corretto, oserei dire perfezionato, in una atmosfera Nintendiana di finissimo gusto. Un gioco moderno dunque, modernissimo, sia nel gameplay che nello stile grafico ricercato e bello da vedere, delicato ma a volte possente che sa appagare appieno la vista ed i sensi, uno sforzo quasi sorprendente se consideriamo le scarse specifiche hardware sulle quali il gioco gira. Un open world vasto e curato, quasi esente da bug, totalmente esplorabile e fluido come pochi (anche se in rare occasioni il framerate fa un po' i capricci e c'è qualche pop up di troppo) con tonnellate di subquest ed un'unica missione principale: sconfiggere la calamità Ganon. Dal momento che avremo il controllo su Link, nulla ci vieterà infatti di scagliarsi subito contro il boss finale, scelta però ben poco saggia dato che la sfida che li ci aspetterà sarà assai ardua, ma non del tutto impossibile. E quindi si esplora, si diventa più forti, si cresce sia nelle abilità che negli equip, si diventa più consci del gioco, della sua storia e della sua libertà, sconfinata ed unica, quasi priva di costrizioni. Se al giocatore verrà in mente un'idea, beh quell'idea è probabilmente realizzabile in game, una possibilità che devo ammettere nelle prime ore del gioco mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta, immerso negli stupendi paesaggi di Hyrule. E non sto decantando le doti di questo gioco in preda a chissà quale attacco di nostalgia, chi mi segue da un po' sarà infatti ben conscio del fatto che personalmente la saga di Zelda non mi ha mai convinto fino in fondo, prendo dunque Breath of the Wild come un gioco a sè stante, bellissimo ed intelligente, con un ottimo comparto sonoro, che ahimè, e qui arriviamo alle noti dolenti, non è esente da difetti, difetti che il noto ed importante franchise non può certo mascherare. In primo luogo, avendo giocato il titolo su Wii U devo dire che la scelta di non utilizzare minimamente lo schermo del pad è veramente insensata: una mappa sempre a disposizione o una schermata di equipaggiamento rapido sarebbe infatti stata un'aggiunta graditissima che avrebbe reso l'esperienza finale molto più fluida e godibile. Rimanendo in tema di equipaggiamento, ogni arma a nostra disposizione sarà soggetta ad usura, fatto che ci porterà a cambiare arma di continuo e che nell'ottica del gameplay ha indubbiamente la sua motivazione ma che forse è stata implementata con troppa insistenza: alcune armi infatti dopo una manciata di colpi spariranno per sempre ed il che è ben poco realistico, quasi fastidioso. Molto attinente alla realtà è anche l'intelligenza artificiale dei cavalli, forse fin troppo "tesa" e legnosa per essere apprezzata al meglio: più di una volta infatti ho abbandonato il mio destriero per proseguire il viaggio a piedi, stufo dei suoi continui rifiuti a scendere discese ben poco ripide. Come appunto finale, i 4 dungeon principali del gioco, benchè ben congeniati e stimolanti, senza fare alcuno spoiler, non appagano appieno, mentre divertenti e decisamente ben realizzati sono i moltissimi mini-santuari sfida disseminati del mondo, che metteranno a dura prova i nostri riflessi ed il nostro intelletto, discreti invece i Boss. Il nuovo Zelda è in definitiva un "capolavoro non perfetto", favoloso da giocare, che è riuscito sorprendentemente ad entrare in quella Top 10 dei miei giochi preferiti di tutti i tempi che da troppo tempo era intoccata, un gioco che incentiva e premia la curiosità e l'intelligenza del giocatore, un gioco da "vivere" come si vuole, una nuova icona di come per i videogiochi e le maxi produzioni ci sia ancora speranza.
Se fosse uscito un anno prima ed in esclusiva Wii U, sono sicuro che avrebbe potuto cambiare le sorti di questa sfortunata console, ma nell'ottica del mercato indubbiamente, la grande N ha fatto la scelta giusta, come dargli torto. E quindi gustatevelo, sia una vecchia e polverosa "U" che su un nuovo Switch, il nuovo Zelda merita veramente ogni centesimo. Seriamente, giocatelo, gustatevelo come volete voi, senza guide o imposizioni esterne.

See Ya

Pazto

martedì 28 marzo 2017

Le perdute origini del gaming su mobile

Sup?
Sfogliando una vecchia rivista videoludica dei primi anni 2000, tra sorrisi e nostalgia, mi sono imbattuto in un interessante articolo focalizzato sull'avvento degli al tempo rivoluzionari giochi mobile. Ebbene si, lontani anni luce dai super tecnologici smartphone odierni, un tempo i cellulari servivano unicamente per telefonare e mandare sms, dunque trovare in tali rudimentali gingilli dei videogame poteva sembrare cosa sorprendete. Ben prima dell'avvento del Java, delle telecamere integrate e dei colori alcuni intraprendenti modelli (specialmente di Nokia) sfoggiarono con orgoglio i propri giochi built in, diventati in breve tempo degli autentici cult: Snake 2 si impose subito come una vera e propria killer application (non sto scherzando), Space Impact e Tetris seppero allietare ben più di una pausa merenda od un noioso viaggio in bus. Ed in questo nuovo e promettente mercato, con l'avvento delle prime reti WAP e l'impossibilità di diffondere giochi in formato fisico, iniziarono a comparire in maniera veramente rivoluzionaria i primi giochi in digital delivery, fenomeno di nicchia per carità, ma veramente sorprendete se pensate che stiamo parlando dei primissimi anni del nuovo millennio.
La Jamdat (acquisita successivamente da EA) e sopratutto la Gameloft (software house francese affiliata con Ubisoft) furono delle vere e proprie pioniere del settore, realizzando con passione i primi titoli mobile third party e dando a questo nuovo e promettente mondo una discreta notorietà. E così, tra porting di lusso e videogame originali, vennero gettate le basi di quello che da li in poi diventerà, anno dopo anno, un mercato gigantesco, evolutosi sia come qualità che come importanza, prima con il Java e successivamente con Android ed IOS. Le rudimentali origini di questa incarnazione del gaming però, hanno ahimè reso tremendamente difficile la preservazione di questi affascinanti titoli e tristemente di questa particolare pagina di storia videoludica rimane veramente ben poco: qualche articolo su delle vecchie riviste, qualche screenshot online, qualche ricordo sbiadito. Al momento infatti non esistono ne emulatori, ne tanto meno rom di titoli come ad esempio Rainbow Six Broken Wing, Block Breaker o Summer Volley, piccole opere di un'industria avanguardistica destinate a sparire per sempre, e questo da amante sfegatato della preservazione videoludica, un po' mi ferisce. Non perderemo grandi capolavori per carità, ma io una partitina al primissimo Siberian Strike, non in versione Java, me la farei più che volentieri.
Se volete approfondire l'argomento (ed il che vi renderebbe tremendamente affascinanti), potete trovare una bella raccolta della rivista francese Mobile Magazine QUI dove sfogliando tra le pagine, sopratutto nei primi numeri, troverete screenshot ed anteprime di svariati titoli. Potete anche leggere un ottimo articolo curato da Chris Wright  QUI consigliatissimo a tutti coloro che ne vogliono sapere di più sui molti retroscena di questo affascinante mondo dimenticato.
Incrociando le dita che quei titoli non siano scomparsi perennemente dalla faccia della terra, e sperando in un futuro emulatore con tanto di romset completo vi saluto, preservate gente, preservate!

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Summer Volley, ti voglio.


See Ya!

Pazto

mercoledì 22 marzo 2017

Zelda - I 10 - Gli Haters

Sup?
Ormai lo saprete tutti, "The Legend of Zelda: Breath of the Wild" è esploso nel mercato come una bomba atomica ed ha distrutto a tempo record il metacritic, prendendo voti perfetti a valanga ed imponendosi con elegante prepotenza come uno dei migliori giochi di tutti i tempi. Poco da dire sul titolo, BOTW è uno stupendo esempio di videogioco realizzato nel modo giusto, "libero" come pochi altri, tecnicamente impeccabile e bello da vedere che sa premiare l'intelligenza e la curiosità del giocatore, un'opera in grado di stregare anche coloro che come me, non sono mai stati amanti delle terre di Hyrule. Il gioco obbiettivamente non è "perfetto" ma comprendo benissimo i numerosi perfect score dati dalla stampa, così come posso capire e condividere alcune delle critiche mosse al titolo, ma ahimè in questi giorni sto assistendo con grande dispiacere ad uno sciocco spartiacque tra queste due fazioni di "opinioni" sempre più distanti tra loro, sempre meno obbiettive, sempre più aggressive: i seguaci del 10 che difendono a spada tratta il gioco in tutti i suoi aspetti si trovano opposti a coloro che (spesso non avendo mai giocato il titolo) criticano l'opera nel peggiore dei modi, infangando la nuova esclusiva Nintendo con assurdi commenti, alimentando così quell'odio generazionale da me trattato pochi post or sono. Le vie di mezzo sono pochissime, il resto è una puerile guerra composta da opinioni non personali con toni decisamente più alti del necessario: è sempre più difficile ormai analizzare un gioco senza somatizzarci sopra sentimenti personali.
E' un tema dal quale vorrei veramente liberarmi ma che continua a sbattermi violentemente contro, un decadimento delle opinioni e del modo in cui vengono espresse, influenzato dai brand e dalla voglia di far male, di sentirsi importanti, una mera abitudine che decisamente non fa bene al mondo del gaming, che mina i giudizi obbiettivi (nel bene e nel male) verso opere di grandissima qualità.
The Legend of Zelda: Breath of the Wild è un ottimo videogame, fatevene una ragione, un grande capolavoro che tutti dovrebbero quantomeno provare, decisamente non perfetto e con degli elementi da migliorare (doppiaggio, storia, durabilità delle armi, mappatura dei tasti) che può non piacere e questo va accettato e rispettato, così come al tempo stesso  è doveroso riconoscere, senza timori, le sue innegabili qualità, racchiuse in un eccellente titolo che sa divertire, stupire e meravigliare come pochi altri. Il resto è fuffa della peggior specie.
E questo è quanto, guardatevi allo specchio, fatevi un esame di coscienza e non rompete i maroni.

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Well... Excuuuuse me haters


See Ya!

Pazto

domenica 19 marzo 2017

RPG but with a J

Sup?
Il JRPG, o gioco di ruolo alla giapponese se volete, è un genere molto nobile e ben radicato nella cultura videoludica, le cui basi vennero fondate perlopiù da Squaresoft ed Enix negli ormai lontani anni 80: dovete sapere infatti che in quel periodo nella terra del sol levante, Wizardry ed Ultima (veri e propri mostri sacri) ebbero un grandissimo impatto nel mercato, creando un folto seguito di appassionati e portando diverse piccole software house a tentare l'ardua impresa di creare una propria versione di quegli universi fantasy così affascinanti e di successo ma assai lontani dalla propria cultura, puntando dunque a rendere quel nuovo genere più personale ed user friendly, a farlo proprio. Ed è così che sul Famicom / NES il genere si definì, con le prime incarnazioni di Dragon Quest e Final Fantasy che dettarono le regole di quello che da lì in poi diventerà uno dei generi più redditizi e prolifici del mondo videoludico nipponico, diffondendosi poi anno dopo anno in tutto l'occidente.
La struttura del genere è volutamente più "limitata" rispetto alla controparte occidentale, con una storia e dei personaggi decisamente più definiti e meno personalizzabili, un sistema di combattimento volutamente statico ma ricco di effetti speciali ed uno stile preso a piene mani dalla cultura generata da Manga ed Anime, influenza che si ritrova sia nei mondi che nei personaggi, così come nello sviluppo della trama. E dunque eccomi qua, pronto a portarvi il mio personale "best of" dei JRPG classici, escludendo quindi dalla lista le varianti tattiche o action del genere. La prima (e forse più noiosetta) parte come di consueto si dedicherà ai titoli più conosciuti, con le successive, che prima o poi arriveranno, dedicate alle gemme nascoste, alcune delle quali davvero interessanti.

Pokemon Red / Blue



Può sembrare strano ad un analisi superficiale ma la saga di Pokemon è probabilmente uno dei migliori esempi di JRPG in circolazione: ha una world map ricca e varia, un sistema di combattimento a turni assai profondo, una storia lineare e ricca di subquest, negozi, combattimenti casuali, esperienza, level up e tutto ciò che un gioco di ruolo alla giapponese  di stampo classico deve avere. Dico questo dato che troppo spesso, nelle svariate classifiche per i migliori JRPG in circolazione, la serie creata da Game Freak viene costantemente ignorata, errore madornale nei confronti di una serie che non ha nulla da invidiare ad altri esponenti di questo genere. E porto come esempio  l'incarnazione rossa e blu di questo fortunato franchise che ha letteralmente stregato milioni di giocatori, innovando e divertendo, con il suo "party" completamente libero e la sua fresca magia.
Non snobbatelo!

Final Fantasy VI



Iniziamo la lunga camminata nel corridoio made in Squaresoft con uno dei migliori JRPG mai creati, probabilmente il pinnacolo del genere che prende il meglio del gioco di ruolo alla giapponese e lo innalza ad un livello ancor più alto. Un opera con una colonna sonora grandiosa, dei personaggi ben sviluppati e delle ottime scelte stilistiche che da li in poi cambieranno per sempre sia la saga che il genere stesso, modernizzandolo e rendendolo più maturo, più appetibile al grande pubblico.
Scene memorabili, un opening da pelle d'oca ed Ultros in quantità, probabilmente il migliore JRPG da consigliare, sia ai neofiti che agli amanti del genere.

Final Fantasy VII


Il gioco che ha portato al successo il JRPG in europa, mostro sacro del genere, considerato a ragione come uno dei videogiochi più belli ed influenti di tutti i tempi. La settima incarnazione della fantasia finale, prendendo e modernizzando (in modo un po' furbetto, va detto) molti aspetti creati dal leggendario predecessore, è riuscito a diventare uno di quei prodotti che difficilmente non può piacere, con i suoi personaggi accattivanti, un ottima colonna sonora ed una grande giocabilità.
Spettacolare ed avvincenti, emozionante come poche altre opere, è un gioco decisamente da avere nella propria collezione, esperienza immancabile per ogni gamer degno di questo nome.

Final Fantasy IX


Ultimo "FF" nella lista (o forse no!) e probabilmente il più emotivamente ricco e genuino, Final Fantasy IX non è un gioco per tutti. Ribelle e coraggioso nel voler rifiutare le imposizioni del mercato, la nona fantasia finale è una lettera d'amore ai veri fan della serie, coloro che negli 8 e nei 16 bit hanno visto il "nucleo" di un genere che nelle generazioni future si stava ahimè perdendo, essendo influenzato dalle esigenze dettate dal vile denaro.
Le avventure di Gidan / Zidane, non vogliono imporsi come "cool" a tutti i costi, si prendono il loro tempo ed entrano lentamente nel nostro cuore, come una bella e saggia relazione, con i suoi bei personaggi le stupende (stupende!) ambientazioni e l'ottima colonna sonora. Un gioco sbalorditivo, una favola che molti non hanno capito, uno dei migliori esponenti del genere.

Bravely Default


Bravely Default è senza troppi giri di parole il migliore Final Fantasy degli ultimi anni: iniziato come sequel del non troppo conosciuto "Final Fantasy: The 4 Heroes of Light" e diventato poi titolo a sé stante, il gioco è infatti un esponente ben più valido della leggendaria saga rispetto ai moderni capitoli "titolari" della serie.
Classico e fresco al tempo stesso, con una difficoltà totalmente personalizzabile ed un Job System ben realizzato, il JRPG della Silicon Studio convince appieno, grazie anche al suo stile accattivante ed all'eccellente comparto sonoro. Un po' fiacco e ripetitivo nella seconda parte della storia, il gioco resta comunque uno dei migliori esponenti recenti di un genere ormai in disgrazia.

Suikoden II


Probabilmente il mio JRPG preferito di tutti i tempi, Suikoden II è un titolo che ad una prima occhiata può sembrare banale e quasi noioso nella sua apparente semplicità: stilisticamente e graficamente infatti, benché sia stato sviluppato nello scadere del 1998 in esclusiva Playstation, il gioco è decisamente una generazione indietro, "pecca" che ha ahimè allontanato molte persone da un piccolo grande capolavoro del genere.
Dentro quel magico disco si nasconde infatti un universo meraviglioso, pieno di sentimenti profondi, complessi e ben sviluppati, decisamente più "umani" e profondi rispetto a molte altre opere nipponiche, un gioco decisamente speciale.
Ottima colonna sonora ed uno dei migliori cattivi nella storia videoludica, il titolo Konami racchiude in se tutta la meraviglia di un genere: visitare una nuova città, trovare nuovi equipaggiamenti, arruolare nuovi membri (numerosissimi peraltro), esplorare dungeon e cercare subquest, tutto è meravigliosamente realizzato in questo classico senza tempo. Titolo consigliatissimo agli amanti del genere, immancabile per i collezionisti, esponente massimo dei giochi di ruolo alla giapponese, al pari di Final Fantasy VI.

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Magico Ultros


See Ya

Pazto

giovedì 9 marzo 2017

La voce del popolo

Sup?
Sinceramente ho sempre cercato di stare lontano dai luoghi comuni, di non fare di tutta l'erba un fascio, ma c'è da ammettere che negli ultimi anni la cultura media mondiale, così come il buongusto, stanno un po' calando a picco, trend al quale il nostro bel paese di certo non si esime. Un esempio piuttosto lampante di tale impoverimento è a mio modo di vedere ben espresso da una grande parte dei cosiddetti "Youtubers": ebbene si', Youtube, specialmente nella sua incarnazione italiana, è notoriamente una piattaforma assai mediocre ed adatta perlopiù al popolo del cinepanettone che trova tristemente libero sfogo, tra urletti, battute poco divertenti e giganteschi sproloqui, nel nostro amato mondo del gaming.
Ragazzini con pochi neuroni in testa ed una cultura videoludica decisamente adeguata al loro quoziente intellettivo, sono diventati ormai gli idoli delle masse, icone sbagliate di un mondo che non conoscono, spesso mosse più dalla brama di fama e pecunia che dall'amore per l'hobby stesso, esperti improvvisati ed incompetenti che "istruiscono" a modo loro le nuove generazioni, danneggiandole culturalmente ed alimentando a piene mani con i loro video vacui ed insulsi una visione terra terra del videogame.
Gli esempi lo saprete benissimo si sprecano ed i risultati di questo impoverimento sono ahimè davanti agli occhi di tutti, ma non sono qui per screditare tali persone né tanto meno per alimentare un odio che troppo spesso trovo eccessivo, scrivo queste righe per ricordarvi che magari oltreoceano, magari anche da noi, esistono ancora delle belle, bellissime realtà: se è vero che gli Youtuber ignoranti, senza arte né parte spopolano, è vero anche che delle roccaforti di altissima qualità come, per fare un gran bell'esempio, Hardcore Gaming 101, continuano imperterrite il loro nobile lavoro, magari nascoste dai giganteschi numeri di coloro che urlando, pigiano incompetentemente tasti a caso, ma codesti lidi, badate bene, ci sono ancora. Dobbiamo solo trovarli, diffonderli ed incentivarli, ignorando al tempo stesso nel modo più assoluto tutto ciò che per il nostro amato hobby è semplicemente dannoso, nocivo e retrogrado. E' il metodo più maturo ed efficace per fare del bene al nostro amato hobby, è un modo semplice ma potente per sconfiggere l'ignoranza.
Tali elementi, ricordate sempre, non meritano nemmeno il nostro odio.

Pic Of The Post


See Ya!

Pazto



lunedì 27 febbraio 2017

PS4 VS ONE e tutta l'ignoranza che c'è in mezzo

Sup?
Delle cosiddette Console War, dall'alto delle tre decadi da Gamer che porto sulle spalle, ne ho viste veramente tante, iniziando dall'ormai classica ed al tempo accesissima "Sega Master System Vs. Nintendo", diatriba sulla quale ho davvero dei dolcissimi ricordi. Al tempo, le nostre argomentazioni su quale fosse il sistema migliore o la migliori esclusiva, venivano espresse in modo più o meno contenuto tra i banchi di scuola elementare o nei parchetti, faccia a faccia, ed i "commenti" anziché esser scritti su tastiera, erano elargiti nei casi più estremi a suon di sgabellatte nei gropponi, erano senza dubbio bei tempi, dove alla fine della contesa vinceva sempre una tregua amichevole suggellata nel pomeriggio stesso da una partita a Mario a casa di un amico, alternata ad una di Sonic a casa di un altro.
Oggidì mi trovo però qui pronto a lamentarmi, come un vecchietto rompiballe, della moderna Console War che a mio modo di vedere si sta imponendo con una certa e preoccupante prepotenza come una delle peggiori di sempre. Ebbene sì, il folto gregge dei "Sonari" (a mani basse i peggiori) capeggiato da un orda di Fanboy perlopiù quindicenni, assieme agli abbattuti ed un po' sfigati "Xboxari" (al momento un po' in crisi) stanno veramente dando spettacolo, creando un palcoscenico indecoroso per i "PCisti" che osservano un po' snob dall'alto questa triste contesa fine a se stessa che sembra, ed a tutti gli effetti è, uno screzio tra bambini sciocchi, ignoranti e viziati.
La lotta per il proprio brand di appartenenza, alimentata a piene mani dal delirio di onnipotenza provato dai cosiddetti "leoni da tastiera", giovani ed inesperti sull'argomento, ha infatti ridotto il 90% delle discussioni videoludiche ad un susseguirsi di maligne offese reciproche, vuote e senza senso, volte unicamente a distruggere i possessori della console non posseduta, creando un senso di appartenenza vacuo ed assolutamente attuale in questa società moderna. La difesa per il brand che si ha in casa ha portato ad un'allucinazione collettiva, ogni esclusiva è vista come oro colato, come un''arma da spiattellare in faccia agli "avversari", e le esclusive "rivali" sono nei casi più moderati trattate alla stregua della peggiore nefandezza dalle quali prendere immediatamente le distanze, remando così pesantemente contro, in tutto questo rendez-vous virtule, al bene del mondo videoludico: non esiste più un obbiettività su un titolo, si gioca per ferire gli altri, per sentirsi parte di qualcosa, per discriminare. C'è molta più cattiveria repressa dentro, molte più bugie ed illusioni autoindotte che trascendono il nostro amato mondo videoludico, molta più rabbia effimera somatizzata su una scala troppo grande, non è più un sano battibecco tra amici, è una guerra malata e nociva dalla quale prendo ampiamente le distanze. Le belle esclusive, così come i titoli di bassa qualità, i pregi ed i difetti, andrebbero analizzati per ciò che sono, senza attaccarsi a futili "bandiere", senza tirarsi fumo negli occhi, è letteralmente un conflitto inutile, troppo malato, fuori controllo.
E rimanga tra noi, ho sia ONE che PS4 in casa, e credetemi, sono entrambe console mediocri in egual misura, questa è probabilmente la peggiore generazione di sempre, priva di verve e di inventiva, ed in questo piattume creativo, alimentato da una società in crisi, è forse più facile accanirsi sul diverso nella nostra profonda solitudine, che guardare in faccia la realtà e magari farsi amico un ragazzo con una console "rivale" con cui condividere il nostro hobby. Crescete.

Quote of the Post 

(da leggere con pesante  rotacismo)

A questo gioco al massacro io non ci sto. Io sento il dovere di non starci!

Oscar Luigi Scalfaro

Babe Of The Post

Per rimettere un po' di gnocca 2D che da tanto, troppo tempo era assente da questo post: la spesso snobbata Nico Robin!


See Ya!

Pazto


mercoledì 22 febbraio 2017

Selva Videocollezionistica

Sup?
Il collezionismo è un istinto ancestrale che tutti noi, chi più chi meno, portiamo dentro e questo nostro lato umano trova libero sfogo nel nobile e talvolta "dispersivo" hobby dei videogames. La quantità di materiale da collezionare è infatti mastodontica, così come la varietà dei prezzi: lo stesso gioco o console può infatti variare tranquillamente da pochi spiccioli in una bancarella, a cifre decisamente più astronomiche in un negozio o sito specializzato e questo rende la "caccia" per arricchire la nostra collezione ancora più divertente e particolare.
Molte sono le sfaccettature del collezionare videogiochi, ognuno ha il proprio concetto di collezione, le proprie regole più o meno rigide che talvolta differiscono pesantemente e quasi vanno in conflitto con quelle altrui, in un mondo con decadi di storia alle spalle e un oceano di titoli e sistemi prodotti è infatti impossibile trovare un unica via collezionistica ed ogni punto di vista, ogni regola autoimposta va rispettata, per quanto strampalata possa essa sembrare.
Il concetto più importante però è che ognuna di queste tipologie di appassionati, a modo suo e spesso inconsciamente sta facendo una cosa molto importate, preservare la storia dei videogame. Ebbene si, sappiamo tutti che ormai, grandissima parte delle console, dei vecchi computer e del software a loro dedicato stanno facendo ahimè una brutta fine, spesso letteralmente nel bidone della spazzatura. Sia per fare spazio nelle soffitte private o negli scaffali dei negozi, sia per l'avanzare incessante del consumismo, tanti, troppi "tesori" sono andati perduti per sempre: bellissime Box Art e manuali completamente decimanti ed ormai ridotti a pochi esemplari, console, home computer ed hardware ormai sull'orlo dell'estinzione, gli esempi ahimè si sprecano. E benché l'emulazione ed i vari database su internet aiutino molto, moltissimo nell'arduo compito di preservare la storia videoludica, trovo un po' triste il fatto che nel corso degli anni perderemo inesorabilmente a livello fisico molti pezzi storici di questo nostro amato hobby.
E quindi viva il retrogame, viva il collezionismo (se "sano"), viva i mercatini e gli SNES a 10-Euri buttati là. E viva anche gli emulatori, specialmente il MAME, e tutti i database carichi di informazioni ed immagini, sempre pronti a narrarci di quei capolavori ormai dimenticati dal tempo.
In conclusione, a livello personale mi ritengo un collezionista piuttosto duttile, cerco di avere nella mia ludoteca solo ciò che ho giocato o voglio giocare, prediligo i giochi nella propria confezione, possibilmente più completi possibile, senza però disdegnare gli "affari" anche se incompleti, senza focalizzarmi su una singola console, periodo storico o regione particolare. In poche parole l'importante è giocare, giocare di gusto, liberi da imposizioni e "bandiere", soffermandosi ogni tanto su una bella illustrazione, tenendo il gioco tra le mani.

In aggiunta, per terminare questo piccolo articolo, trovo un po' triste il recente uso massiccio di titoli in formato esclusivamente digitale e quindi non fisicamente preservabili, e trovo ancora più triste tutti quei giochi "online only"  che una volta spenti i server, spariranno per sempre.

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Un bel Little Samson boxato, perchè si.


See Ya!

Pazto

martedì 7 febbraio 2017

Best of the 90s - II

Sup?
Eccoci dunque qua con la seconda e ben più succosa parte dedicata al meglio della quinta, strepitosa generazione di console.
Parto immediatamente da Suikoden II titolo già da me recensito QUI che a mio modo di vedere si è confermato come uno dei migliori JRPG della propria decade, se non di tutti i tempi, un gioco immancabile per gli amanti del genere.
Preparatevi dunque ad un possente effetto nostalgia e tenetevi forte, si comincia...

Klonoa: Door to Phantomile



Nel 1997, senza troppi scossoni sugli scaffali, Namco rilascia nel mercato Klonoa Door to Phantomile, Platform 2.5D per Playstation considerato da molti (a ragione) la vera gemma nascosta della quinta generazione. Nelle avventure del piccolo Klonoa si nasconde infatti una profondità molto più grande di quanto un "semplice" Platform in 2.5D possa lasciar trasparire, fatto che ahimè non è stato capito da molte, troppe persone.
Il mondo, le scelte grafiche, la colonna sonora, la storia ed i personaggi sono tutti elementi creati a regola d'arte, che a primo acchito possono sì sembrare fin troppo fanciulleschi, ma che ad una seconda e più attenta analisi sanno rivelare tutti i loro veri colori. Un gioco "nascosto" e tutto da gustare, merito anche di un gameplay semplice ma fresco, ma sopratutto, da capire. Esperienza obbligatoria per ogni gamer che si rispetti.

Super Vehicle-001: Metal Slug



Non un capolavoro di profondità, non il più raffinato dei titoli, non il più "bello", ma un gioco semplicemente immortale: ecco cosa è Metal Slug.
Entrato nelle sale giochi (e sui Neo Geo) con una spavalda prepotenza nel 1996, il titolo sviluppato dalla Nazca Corporation sotto etichetta SNK è diventato subito un cult che vive, fortissimo, ancora adesso.
Re indiscusso di rigiocabilità, settore in cui ha veramente pochissimi rivali, Metal Slug è il più alto picco mai toccato dai Run And Gun: un gioco che letteralmente "va sempre bene", "Imperatore del divano in Co-Op" un gioco che vale sempre la pena rigiocare. Mostro Sacro.

Final Fantasy IX



Molti se lo saranno aspettati ed infatti eccolo qua: Final Fantasy IX, probabilmente uno dei capitoli più controversi della magistrale saga creata da Squaresoft.
Uscito nel 2000 agli sgoccioli della propria generazione, dopo gli straordinari successi di Final Fantasy VII ed VIII che si erano imposti alle masse grazie al loro stile moderno ed un po' "fighetto", il nono capitolo della saga non ebbe paura di intraprendere una scelta assai azzardata: tornare alle origini della saga con tinte decisamente più fiabesche e fantasy. Una vera e proprio lettera d'amore ai fan storici che ahimè non fu stata apprezzata dalle masse, penalizzando a livello di vendite un gioco che è tranquillamente considerabile uno dei migliori Final Fantasy di tutti i tempi. Ottimo JRPG sotto ogni punto di vista, tecnicamente impressionante per l'hardware sul quale era stato concepito, vero e proprio canto del cigno della generazione.

Ape Escape




Gioco di successo, quasi fuori luogo in questa seconda parte, Ape Escape è stato a modo suo l'eterno secondo della sua generazione.
Mentre Mario, Crash ed in minor parte Spyro facevano infatti a schiaffoni per il titolo di migliore Platform 3D, il buon Ape Escape è sempre stato un po' fuori, forse volontariamente, da questa accesa contesa, riuscendo però a guadagnare in silenzio un discreto successo e ad entrare così nel cuore di molti giocatori, affermandosi dunque come vero vincitore "indiretto" di questa lotta. L'esclusiva Sony uscita ad opera dell'ottima ed ahimè non troppo conosciuta Sie Japan Studio nel 1999 è infatti uno stupendo e decisamente "libero" Platform 3D, ricco di buone idee e con un gameplay decisamente divertente ed innovativo. Un ottimo titolo che ha decisamente trovato il successo che meritava, ma che troppo spesso viene un po' dimenticato.


Alundra



Ed eccoci qua, pronti ad affrontare il vero e proprio "zoccolo duro" di questo blog: a me la saga di Zelda, ad essere totalmente sinceri, non piace tutto questo granché. Ho ovviamente apprezzato svariati titoli della saga, ma benché il mio rispetto verso l'opera di Miyamoto sia immenso, dico davvero, non ci ho mai trovato dentro molti degli elementi che i fan più affezionati della saga hanno sempre idolatrato ed amato. Ed è per questo che un giovane me si è avvicinato un po' titubante ad Alundra, titolo della al tempo fresca Matrix Sofftware (passata poi sotto l'ala protettiva di Square-Enix), vera e propria risposta "Made in Sony" alla saga di Zelda. Il gioco infatti ricalca più o meno spudoratamente gli elementi migliori delle avventure del buon Link: il gameplay è praticamente identico, il mondo e la sua navigazione è assai simile, così come la struttura base del gioco. Sarebbe un po' ipocrita dunque da parte mia amare questo titolo e snobbare la saga Nintendiana, ma cari miei, le cose stanno così.
Alundra si è imposto a mio modo di vedere come un gioco molto più intelligente, raffinato ed adulto, una versione di Zelda ben più profonda, un allievo che ha superato il maestro. E' una posizione difficile la mia, me ne rendo conto, ma credo che lo spazio che questo titolo si è guadagnato in questa lista, sia del tutto meritato. Gioco troppo spesso sottovalutato, che merita uno spazio in ogni collezione degna di nota.


Vib Ribbon



Titolo che entra di diritto in questa lista, Vib Ribbon, non tanto per le qualità del gioco in se, innegabili peraltro, quanto più per il concetto che il gioco si porta dietro: la quinta generazione è stata infatti l'ultimo contesto possibile in cui un gioco tremendamente semplice e "piccolissimo" ma con delle idee, poteva tranquillamente competere come visibilità negli scaffali dei negozi contro avversari dotati di budget ben più grandi, un esempio ancor più grande di Castlevania: Symphony of the Night in pratica, un rimando all'era degli Home Computer in cui i giochi erano fatti la gran parte delle volte in dei garage, da (se si era fortunati) un gruppo di amici. Gioco che oggi sarebbe indubbiamente targato come indie, e venduto esclusivamente in digital delivery, Vib Ribbon era un Platform - Rhythm Game dotato di uno stile grafico vettoriale allucinante, che permetteva di generare i livelli tramite i nostri cd musicali. Nessuna storia particolare, nessuna feature complessa, il gioco si presentava nella sua interezza nei primi istanti, e ciò non limitava assolutamente il divertimento che il gioco sapeva offrire.


In chiusura come non citare il leggendario Commandos: Behind Enemy Lines, RTS assai unico, gli stupendi Oddworld: Abe's Oddysee e Final Fantasy Tactics (probabilmente i migliori titoli di queste lunghissime menzioni d'onore) ed il sottovalutatissimo Nights into Dreams.
Da menzionare anche l'ottimo Stealth / Action Adventure Tenchu: Stealth Assassins, il divertentissimo Parappa The Rapper (a cui Vib Ribbon ha rubato ahimè spazio), l'allucinante Daytona USA assieme ai primi due Wipeout, Mario Kart 64, Crash Team Racing e state bene attenti, Tony Hawk's Pro Skater 2 e Terra Incognita per Net Yaroze (approfondite pure QUI ), probabilmente il primo grande esempio di gioco indie vero e proprio su console, titolo assolutamente da gourmet che se avete giocato ed apprezzato vi rende automaticamente "migliore amico per la vita" ai miei occhi.


See Ya!

Pazto


lunedì 23 gennaio 2017

Best of the 90s - I

Sup?
Con la strepitosa AGDQ 2017 da poco terminata e la conferenza speciale di Nintendo sullo Switch ormai finita (dove per un attimo ho seriamente pensato che il buon Mario si sarebbe messo a rubare macchine, pestare barboni ed andare a donnine), eccomi di nuovo qua pronto a portarvi un nuovo "best of", stavolta basato sulla quinta e magica generazione di console, contenti?
Iniziata nel 1993 e terminata nel 2001 questa generazione si è distinta per l'uso massiccio del 3D e per la maggiore memoria disponibile (grazie sopratutto al nuovo formato del CD), elementi in grado di conferire ai giochi una profondità ed un identità del tutto nuove, per non parlare poi del successo mediatico che, grazie anche a Sony ed alla nuova generazione "90s", hanno trasformato i videogame in un fenomeno ben più di massa e decisamente più riconosciuto rispetto alle decadi scorse, dove perlopiù il videogioco era visto come un giocattolo per bambini.
I maggiori contendenti in questo importantissimo ring sono stati una Sony intraprendente con la sua Playstation che si è rivelata un po' a sorpresa icona indiscussa della generazione, Nintendo con un Nintendo 64 che ha riscosso discreto successo nonostante l'azzardata scelta di snobbare il formato CD in favore delle classiche cartucce e Sega che ahimè non ha arpionato il mercato con il suo Saturn, ottima console per il 2D che però è (concedetemi il termine arcaico) soccombuta dinnanzi ai suoi ben più potenti rivali.
La controparte handled è stata letteralmente conquistata di prepotenza dal Game Boy Color, nuovo prodotto di punta Nintendo reduce dal tremendo flop del Virtual Boy, con i buoni Wonderswan della Bandai ed il Neo Geo Pocket della mitica SNK tristemente travolti dal colosso di Kyoto, benché le qualità ci fossero tutte.
Ordunque si comincia, mettendo in chiaro che ritengo il Dreamcast una console di sesta generazione e che i miei gusti non sono necessariamente i vostri, con una prima parte che andrà a coprire i giochi più famosi, senza snobbare il PC, per poi concludere il tutto in una seconda e più affascinante parte che si dedicherà completamente ai "tesori nascosti".
Mettetevi comodi e date un occhio alle notevoli menzioni d'onore in chiusura, si comincia.

Half-Life



Probabilmente uno dei giochi videloudicamente più importanti e di impatto di questa lista, il rivoluzionario FPS della Valve metteva difatti sul piatto una serie di novità che da li in poi avrebbero dettato scuola: un intelligenza artificiale finalmente realistica, che portava ad agire fuori dagli schemi, ed un sistema di narrazione che a sorpresa si liberava dalle cutscenes al fine di raccontare la storia, misteriosa e coinvolgente, senza mai togliere il controllo al giocatore. Ottimo il gameplay, sontuoso il compartimento online per un gioco che probabilmente è da considerare uno dei più belli ed importanti di sempre. Pura avant-garde videoludica.

Super Mario 64



Poco da fare, Mario 64 è stato il Platform 3D della generazione, punto.
Non me ne voglia il buon Crash, Spyro, Croc e tutta la compagnia della Rare, ma il senso di meraviglia e libertà che il titolo sapeva regalare, abituati come eravamo alle due dimensioni, è forse ancora oggi ineguagliato.
Ottimo titolo, colorato, irto di segreti e possibilità, divertentissimo, che non solo ha innovato ma lo ha fatto nel modo giusto imponendosi per anni come il migliore, una gioia da giocare. Uno di quei titoli che sapeva stamparti il sorriso in faccia e farti brillare gli occhi, divertente e godibile ancora adesso. Must Have.

Final Fantasy VII



E si continua, per la serie "i titoli che ti aspetti", con il colossale JRPG creato da Squaresoft che a sorpresa abbandonò la storica alleanza con Nintendo in favore di Sony, per produrre quello che fu al tempo uno dei progetti più ambiziosi dell'industria: Final Fantasy VII.
Gioco di culto che ha segnato una generazione ed insegnato un genere, sul quale è difficile dire qualcosa senza sembrare banali, un titolo semplicemente bello, bellissimo nel suo insieme splendidamente confezionato. Ottima la storia, i personaggi, le musiche ed il Battle System, elementi racchiusi in un JRPG di stampo classico ma fortemente al passo con i tempi, uno di quei giochi che, a ragione, è entrato nell'olimpo videoludico.

Castlevania: Symphony of the Night



Gioco coraggioso questo Symphony of the Night, che non ha avuto paura di buttarsi, quasi silenziosamente, in un arena sommersa di poligoni ed innovazioni offrendo in risposta un gameplay ed una grafica puramente retrò con una profondità e delle meccaniche realizzate divinamente. Le avventure di Alucard nell'ormai classico stile Metroidvania, hanno infatti saputo emozionare e coinvolgere i giocatori di tutto il mondo ben più di molti altri titoli decisamente più all'avanguardia ma privi di cuore, "arte" ed idee. Un gioco importante, che ha saputo opporsi a ciò che era il trend del momento e ad avere successo, una vittoria per il gaming. Ancora oggi uno dei migliori del suo genere, e non è poco.

Passando alle (lunghissime) menzioni d'onore, inizierei dai due sublimi RTS per PC Age of Empires IIStarcraft, mostro sacro del genere da giocare assolutamente, per poi passare a due Survival Horror assai diversi tra di loro ma decisamente di impatto: Resident Evil 2, ed il sublime Silent Hill.
Passando ai Platform, è necessario e doveroso citare l'ottima trilogia di Crash Bandicoot, Must Have assoluto, e le avventure di Spyro The Dragon, così come il primo, bellissimo e difficilissimo Rayman.
E per finire ecco i titoli che tutti, ma proprio tutti si aspettavano: Metal Gear Solid, gioco epocale sul quale è quasi superfluo esprimere parole aggiuntive, Gran Turismo, ambizioso simulatore di guida, Pokémon Gold & Silver, probabilmente uno dei sequel migliori mai realizzati, la trilogia di Tekken e rimanendo in tema Street Fighter Alpha / Zero 3 assieme a Soul Blade / Soul Edge , ultimo ma non ultimo The Legend of Zelda: Ocarina of Time, considerato da molti uno dei giochi più belli di sempre.


See Ya!

Pazto